La Dimora di Don Salvatore

Il culto mariano in Sicilia, tra devozione e affidamento.

In Sicilia il culto della Vergine Maria ha radici antichissime (III secolo d.C.) ma la sua enorme diffusione è da attribuirsi ai Normanni che, nel Mille, liberarono l’Isola dai musulmani restituendo ai siciliani la libertà di professare la propria religione. A partire dall’età normanna, dunque, i luoghi di devozione mariana aumentano a dismisura e sono spesso legati a fatti prodigiosi: alcune immagini della Madonna vengono rocambolescamente ritrovate dopo essere rimaste a lungo nascoste durante il dominio mussulmano, altre giungono miracolosamente dal mare, altre ancora sono ritrovate da pastori.

Poiché, per la comune fede, il corpo della Madonna fu elevato al cielo, nessuna chiesa ha mai potuto vantare di possederne il corpo. Tuttavia dal V secolo si diffusero sue reliquie relative ad oggetti che sarebbero a lei appartenuti quando era in vita, come anche numerose apparizioni in occasioni di disastri, carestie o espressione di preghiera e devozione.

A queste origini risale la Madonna della Lettera di Messina. Si narra che intorno al 42 d. C. Paolo di Tarso, l’Apostolo delle Genti, durante uno dei suoi viaggi verso Roma d’annuncio del Vangelo, fece una sosta a Messina riuscendo a parlare a un certo numero di abitanti della vita di Gesù e della Vergine Maria, ancora in vita. Fu così che un gruppo di messinesi salpò per la Terra Santa e riuscirono ad incontrare Maria il 3 giugno dell’anno 42, ricevendo da essa una lettera, con una benedizione per la città e la popolazione, scritta in ebraico e legata con una ciocca dei suoi capelli. L’8 settembre il drappello fece ritorno a Messina portando la Sacra Lettera. Fu stabilito che questo giorno fosse consacrato alla festa della Vergine Maria sotto il titolo di Madonna della Sacra Lettera, eletta protettrice e custode di Messina. La città ha sperimentato innumerevoli volte la protezione della Madonna che è stata anche da sprono nei momenti di difficoltà: le tante pestilenze e i grandi terremoti del 1693, del 1783 e del 1908, i bombardamenti anglo-americani del 1943. In questi episodi la Madonna della Lettera è stata sempre nel cuore dei messinesi, sostegno e motivo di rinascita.

Notevolmente diffuso è il culto della Madonna di Odigitria, patrona della Sicilia. La devozione alla Vergine Hodigítria fu portata in Sicilia nel secolo VIII da soldati siciliani dell’esercito imperiale che avevano partecipato ad una grande battaglia contro i Saraceni in difesa di Costantinopoli. Radicatosi il culto in tutta l’Isola, la Madonna Hodigítria col titolo abbreviato di Itria o Idria, divenne patrona della Sicilia e dei siciliani. Un’insistente tradizione fa risalire la creazione delle prime icone della TheotóKos (Madre di Dio) ai tempi in cui Ella era ancora vivente sulla terra. Secondo l’agiografia, sarebbe stato l’evangelista Luca a ritrarre la Vergine Madre, subito dopo la Pentecoste, e che l’icona ricevette l’approvazione e la benedizione della Madonna stessa: «La mia grazia sarà con questa icona».

Altra importante e bellissima espressione del culto mariano in Sicilia è presente nel Santuario della Madonna Nera di Tindari. All’origine del culto delle “Vergini nere” vengono accostate un gruppo di divinità femminili tutte legate ai riti della terra, della fertilità e dell’oltretomba, Demetra/Cerere, Proserpina/Persefone, Cibele/la Grande Madre, Iside con in braccio Horus. La statua lignea, rappresenta la Madonna assisa in trono, con Gesù benedicente, con una regalità enfatizzata dalla corona a turbante e decori arabeschi dorati, tipici orientali. Il luogo è un aggregato di leggende, dal ritrovamento che racconta di una nave arenatasi nelle spiagge sottostanti il promontorio a causa di una tempesta; per riprendere il mare, i marinai alleggeriscono il carico, ma la nave riesce a prendere il largo solo quando la cassa contenente la Madonna viene scaricata dalla nave. Il colore nero dell’effige è probabile espressione di un’azione di inculturazione cristiana nei confronti di popoli non cristiani, situazioni notevolmente diffuse nel Medioevo per condurre azioni di penetrazione in territori nuovi.

Unica nel suo genere, la Madonna delle Milizie è patrona di Scicli, cittadina in provincia di Ragusa, dove i festeggiamenti che la riguardano prendono il via l’ultima domenica di maggio. Rappresentata in atteggiamento guerresco, su di un cavallo bianco con la spada sguainata, questa Madonna guerriera risale al periodo normanno: vuole la leggenda che nel marzo del 1091 gli sciclitani, impauriti per un imminente attacco via mare dei saraceni, si rivolsero alla Madonna della Pietà che apparve loro a dorso di un cavallo e con la spada sguainata a capo di un drappello di soldati normanni comandati dal conte Ruggero. Quest’ultimo, una volta respinti i saraceni, per ringraziare della vittoria consacrò una chiesa alla Madonna delle Milizie, da allora celebrata ogni anno dagli sciclitani con una rappresentazione rievocativa del combattimento.